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Intervista al nostro Sindaco dopo il "verdetto" del GC sulla Compodino

Articolo apparso sul CdT del 23.01.2019 a firma BARBARA GIANETTI LORENZETTI

Compodino "Ora qui si deve chiudere"

Puzze, la reazione di Gordola dopo il no del Parlamento al
nuovo impianto di compostaggio. Il sindaco: «Si tratta di un
problema regionale che potrebbe essere risolto spostandosi altrove».

Il sindaco Damiano Vignuta va oltre il proprio orizzonte e tiene subito a sottolineare – interpellato dal Corriere del Ticino – che quello del nuovo impianto di compostaggio non è solo un problema di Gordola, ma un nodo che tocca l’intero Locarnese. E lo fa reagendo al verdetto del Gran Consiglio, che lunedì in serata (con 60 voti favorevoli, 11 contrari e 4 astensioni) ha approvato il rapporto con il quale la Commissione speciale per la pianificazione del territorio (relatore Marcello Censi) lo invitava a respingere la proposta governativa per la realizzazione di una nuova struttura in zona Pizzante. Una soluzione che avrebbe dovuto permettere di risolvere, una volta per tutte, la questione Compodino, l’azienda attiva, in zona non conforme, da oltre un trentennio e le cui esalazioni maleodoranti mettono ormai a dura prova la pazienza dei gordolesi (vedi l’edizione del 14 gennaio).

«Dopo il verdetto parlamentare – afferma il sindaco – tutta la regione rischia di trovarsi in serie difficoltà, dovendo continuare a gestire lo smaltimento degli scarti vegetali attraverso un impianto non a norma. Una situazione che potrebbe generare sia difficoltà logistiche sia aggravi finanziari. Proprio per questo, fra l’altro, anche il Convivio intercomunale dei sindaci del Locarnese (CISL) si era schierato a favore della proposta governativa. Ora, sia per i motivi che ho appena esposto sia per i problemi causati direttamente alla popolazione diGordola, porterò nuovamente la tematica sul tavolo del CISL».

Venendo all’aspetto più locale, a questo punto, secondo Vignuta, l’unica soluzione alla quale si deve tendere è la chiusura definitiva della Compodino. Misura peraltro caldeggiata anche dalla stessa commissione granconsigliare, che auspicava una cessazione dell’attività dell’azienda entro, e non oltre, i cinque anni. Che ne pensa il sindaco gordolese? «Almeno – commenta – è già positivo che ci si sia posti un termine. Per noi, ovviamente, prima è meglio è. Ma ci rendiamo conto che qualsiasi opzione in tal senso deve essere compatibile con la problematica generale». Di certo, comunque, ora «la Città di Locarno (sul cui territorio giurisdizionale ha sede la contestata azienda di compostaggio, ndr.), di concerto con il Cantone, dovrà prendere nuovamente e seriamente in mano il dossier, puntando a risolvere una volta per tutte la questione Compodino con la sua chiusura».

Un ginepraio – ne è cosciente anche lo stesso Vignuta – dal quale non sarà semplice uscire, soprattutto per la mancanza di alternative a breve termine. Negli ultimi anni si sono a più riprese poste sul tavolo soluzioni che vedevano il Locarnese far capo ad aziende del Bellinzonese. Difficile però, ad oggi, capire se queste ultime sarebbero
in grado di smaltire integralmente la massa di scarti verdi prodotti sulle rive del Verbano. Da qui, peraltro, le giustificazioni del Cantone di fronte alle reiterate proteste di coloro che fanno notare come la ditta sul Piano continui da decenni ad operare nonostante la situazione di provata illegalità.

«È chiaro – conclude il sindaco di Gordola – che la problematica regionale non è di facile soluzione. E a questo punto mi chiedo come mai ancora nessun imprenditore abbia preso la palla al balzo, progettando la realizzazione di un impianto regionale finalmente nella norma. In fondo le possibilità per agire legalmente senza necessariamente procedere a modifiche pianificatorie ci sono. Basterebbe pensare di avviare un’attività all’interno di una delle diverse zone industriali che già esistono nel Locarnese. Pensiamo solamente a quella che Locarno può vantare sul Piano di Magadino. Oppure allo Zandone di Losone».